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Bottini e la cura delle Ferite

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Benché sia stato, più volte, rivendicato alla scienza italiana, la gloria della scoperta relativa alle origini e alla natura infettiva delle malattie complicanti il decorso delle ferite (che ancora a metà del secolo scorso costituivano, per un’altissima percentuale, causa di morte nei feriti e negli operati), sussistono tuttavia alcuni caparbi trattati i quali attribuiscono al chirurgo scozzese Joseph Lister (1827-1912) il merito di aver inaugurato, con il metodo per la prevenzione delle stesse malattie, quella che potè veramente chiamarsi una nuova opera nel campo della patologia chirurgica e della medicina operatoria.

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Pur dovendosi ricordare che un tale metodo curativo, aveva avuto in Italia i suoi più lontani precursori, nel secolo XVII, con il cappuccino Liberato da Scandiano (Cesare Magati) e il milanese Ludovico Settala, rimane ormai  acquisito alla storia della moderna chirurgia il fatto incontrovertibile che le prime applicazioni eseguite dal medico inglese nel 1867, erano state precedute di qualche anno da quelle; identiche nel principio e nei favorevoli effetti, dal nostro insigne chirurgo Enrico Bottini (1835-1903) autentico novatore e maestro, per quanto concerne le moderne dottrine per il trattamento antisettico delle ferite.

Nato a Stradella e laureatosi a Torino, egli fu, per i quasi un trentennio, titolare di clinica chirurgica nell’Università di Pavia, dove legò il suo nome a numerosi, arditissimi interventi, resi possibili, mediante i suoi geniali sistemi di galvanocaustica. Novara, che lo ebbe chirurgo primario dal 1863 al ’75, ha celebrato, qualche anno fa, la memoria di Enrico Bottini, che proprio in quell’Ospedale maggiore constatò le mirabili prerogative dell’acido fenico, opponendolo « quale baluardo alle suppurazioni » e facendone largo uso nei pili audaci interventi.

Nel 1866, dopo aver curato, con ottimo esito circa settecento casi di cancrena e di suppurazione, Bottini si decise a pubblicare a Milano la sua classica memoria: Dell’acido fenico nella chirurgia pratica e nella tassidermica, concludendo, appunto, che un’acconcia soluzione di quell’acido « distrugge i parassiti che pullulano nelle superfici suppuranti, onde dopo il trattamento fenico il campo è quasi libero di germi infettivi. La fasciatura deve, inoltre, costituire come una muratura all’ingresso di essi ».

La priorità di Bottini su Lister rimane, dunque, dimostrata, per date inequivocabili.

Il procedimento antisettico iniziatosi in Italia e diffuso, in breve tempo, nel mondo intero, anche per effetto delle varie, diligentissime applicazioni esperimentate dal medesimo Lister e dai chirurghi tedeschi Thiersch e Nussbaum, ricevette ancora in Italia nuove e preziose forme assimilative, specialmente per opera del chimico milanese Giovanni Polli e del chirurgo veneziano Angelo Minich.

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Ovviamente, anche se la scienza chirurgica è attualmente in possesso di molteplici provvidenze che assicurano una perfetta sterilizzazione del campo operatorio, non può essere cancellato il fatto storico che tali provvidenze derivano tutte dalle regole dettate da Enrico Bottini, il quale deve per ciò, annoverarsi tra i grandi benefattori dell’umanità.

Dedalo

Articolo apparso su “La Domenica del Corriere” del maggio 1943

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